Prima di aiutare chi è lontano, aiuta chi è vicino a te

La mia storia dal mese di giugno 2010

Al rientro in Italia, dopo qualche giorno inizio ad avere dei forti dolori all’interno dell’orecchio destro, cosa che in un primo momento non avevo dato tanto peso, visto le molteplici attività legate sia al lavoro che allo sport.

I primi pensieri , un po’ di freddo, un colpo d’aria, uscito dalla doccia senza asciugarsi bene…. Normale prassi.

Passano i giorni e il dolore aumenta fino a quando decido di fare una prima visita da un Otorinolaringoiatra per accertarmi di cosa fosse.

Il responso della prima visita è “Infiammazione” , bene torno a casa con la mia curetta e proseguo la mia vita.

Purtroppo a distanza di un mese nulla è cambiato, anzi tutto peggiorato, non sentivo più dall’orecchio destro, d’urgenza vado in ospedale dove mi visitano accuratamente, mi rimandano a casa con una cura da fare e di non fare alcune attività, mi dissero infiammazione della membrana.

Passano i giorni, ma agli inizi di settembre il dolore diventa insopportabile, decido di tornare da uno specialista, il quale facendomi una visita, ed utilizzando anche il sondino con telecamera mi dice di stare tranquillo, perché tra raffreddore e membrana infiammata è tutto normale, altra cura, ma questa volta un po’ più decisa.

Passano un paio di mesi, continuo a sentire sempre poco dall’orecchio destro, faccio attenzione a tutte le mie attività non sottoponendo a nessuno sforzo e nessun impatto audio troppo alto l’orecchio.

Ma, un bel giorno , una bella domenica seduti al divano di casa, faccio uno starnuto dove perdo del sangue.
Ovvio capillari deboli con il raffreddore, nulla di preoccupante, ma non mi fido e voglio indagare. Con mia moglie decidiamo di fare una ulteriore visita specialistica all’ospedale di Verona, premetto che tutte le altre visite e cure le avevo fatte a Napoli.

Fine novembre ci rechiamo in ospedale dal Dott. Fiorino, dove spiego tutto quello che mi è accaduto, le visite fatte e i farmaci assunti.
Inizia la visita, e dopo 5 minuti il verdetto, “non voglio spaventarti perché dobbiamo fare un controllo più approfondito, ma mi sembra di vedere una lesione all’interno del naso”, e qui il mondo crolla……

Decidiamo con il dottore cosa fare e come intervenire, rimandiamo il tutto al 5 dicembre 2010.

Arriva questo famelico giorno, e da qui la mia vita cambia radicalmente. Prelievo nel naso del tessuto per fare una biopsia della lesione, inserimento di una cannula nella membrana del timpano destro per scaricare tutto il liquido che si è formato nel frattempo dovremo aspettare 21 giorni per i risultati, e nel mio collo si iniziano a sentire dei rigonfiamenti.
Sono stati i giorni più lunghi della mia vita, ma dopo Natale ricevo la telefonata del dottore di recarmi da Lui per una consulenza.
Dopo che ci ha fatto accomodare mi ha confermato quanto lui aveva scoperto, “carcinoma indifferenziato del rinofaringe con metastasi bilaterali “.

Un attimo di silenzio e poi riprendemmo subito parlare su quello che si avremmo dovuto fare, in primis andare da un oncologo, ed è qui che ho conosciuto il Dott. Mario Romano, oncologo/radiologo. Ovviamente essendo soggetto giovane mi hanno organizzato il tutto in tempi brevi, perché questa malattia non fa sconti.
Il 31 dicembre TAC PET per individuare i punti precisi con centratura dei punti. Il 7 gennaio preparazione della maschera.
Il 19 gennaio mi hanno inserito il port nella succlavia e di li a poco tutto era pronto per iniziare questo percorso salvavita. In un primo momento abbiamo effettuato le prime terapie in day hospital, ma poi a causa dei forti dolori hanno ritenuto opportuno ricoverarmi nel reparto oncologico.

Passano i giorni, passano le terapie, sopraggiungono tanti problemi connessi alle terapie, alla malattie e alle sofferenze, impossibile da elencare , non basterebbero due pagine.
Non sono riuscito neanche ad alimentarmi da solo per oltre 35 giorni, per cui mi aggiunsero la sacca alimentare, ma anche lì ero intollerante. Finito il tutto alla fine di aprile mi rimandarono a casa per riprendermi e riposare il più possibile e così feci, passavo le giornate tra il divano e il letto, cercando quando possibile di fare due passi e uscire un po’ per cambiare aria, ma vi assicuro che era molto difficile. Il tutto mi sembrava irreale.
Entrare in ospedale con 85 kg di muscoli ed uscirne a 62kg di pelle ed ossa. Ancora oggi ne soffro. Per non parlare della mia vita lavorativa e il mio adorabile, meraviglioso, splendido, unico e fantastico lavoro……. Nonché orgoglioso di indossare la mia amata divisa blu da aviere.

Con un lento ma progressivo recupero, tra controlli, prove per il nutrimento e l’obbligo di trasferirsi in una zona di mare, passano due anni, anche rientrando a lavoro con mansioni d’ufficio.

Ma le tegole di questo tetto continuano a cadere sul mio collo, purtroppo nel tentativo di avere un figlio (visto il migliorare fisico anche se non sufficiente ma il giusto per sopravvivere) mia moglie abortisce, per cui cerchiamo di riprenderci ancora una volta. Passano i mesi, decidiamo di farmi fare un check-up completo e per fortuna tutto è negativo, i dottori ci dicono che possiamo riprovarci, ma aimè anche questa volta il fato non è stato benevolo.

E passano i giorni, passano i mesi, arrivano i controlli sempre con il sorriso stampato ma dentro di te con la paura di un cambio di nuovo della vita.
Riprendo anche se leggera un po’ di attività sportiva, cercando di dare un senso alle giornate, riposare, fare sport (soft) e andare a lavoro, sembrava tutto fosse stesse ricominciando, la serenità stava tornando nel nostro cuore, tanto che anche una bella notizia, mia moglie di nuovo in dolce attesa, ma questa volta aspettiamo a dirlo, vogliamo essere sicuri.
Nel frattempo arriva febbraio 2014 con un po’ di doloretti che corrono lungo la schiena, pensavo di aver esagerato con la bici e con il lavoro, attendo qualche giorno e decido di fare una risonanza urgente.
Arriva il responso, il mondo crolla non è possibile, di nuovo.

D’urgenza una TAC PET per valutare la situazione dove purtroppo questa volta la situazione è ancora più grave, metastasi ossee e linfodi sparsi, mi sembrava di essere un albero di natale lucine dappertutto.

Cosa fare? Cosa pensare? Ho una moglie, un figlio in arrivo?
Avevo promesso a me stesso che non sarei più rientrato in ospedale, il solo pensiero di sentire quei profumi nauseabondi tra tutto già mi terrorizzava, ma pazienza mi dovrò rassegnare.
Ci son voluti 2 giorni per fare tutto e organizzarmi, siamo tornati a casa, preparato valige e tutto il necessario per questa nuova avventura.

Inizio il primo ricovero a fine aprile, iniziamo così le terapie chemioterapiche e radioterapiche, con tutto il contorno dei medicinali che ne comportano.
Ogni maledetto venerdì di ogni 3 settimane questo ciclo con una durata di circa 96 ore , interminabili e che male.
Fino al sabato mattina ancora riuscivo a stare in piedi ma poi fino al lunedì mattina ero cotto come una pera, non capivo nulla e avevo male specialmente alla testa.
Nel frattempo il tempo passava e le terapie pure, i viaggi di andata e ritorno erano parte di noi ed io sempre più arrabbiato.
Spesso non venivo capito, ma ho sempre fatto passo e continuerò a farlo, ma a tutto do un limite. Arriva il primo controllo, fine luglio, un risultato discreto, non quello che speravo, il 60% della malattia sparita e i linfonodi spariti, voi direte bello, io mi ripeto……… no perché ancora attiva.

Per cui si ricominciano i cicli di chemio…..
Un estate diversa da tante, viaggi della speranza su e giù per l’Italia sperando che tutto ciò possa portare ad un risultato, la speranza di sopravvivere a questo male.
Passano i giorni, le settimane ed arriva ottobre, con un ennesimo controllo da TAC PET, risultato identico a luglio, la malattia è attiva ma invariata, adesso non si potrà più procedere ad altri cicli o ad altre terapie, quello che si doveva fare si è fatto, adesso si deve solo pregare sperando che non riparta, e continuare a praticare tutte le terapie parallele possibili.
Ovvio l’alimentazione continuerà ad essere vegana, con l’assenza di zuccheri , carboidrati e farine 00 , perché dovrò cercare il più possibile di aiutare il mio fisico a combattere questo male silente. Nel frattempo continuerò, la terapia fitoterapica, l’assunzione di Aloe Arborescenze e dell’Artemisia e bevendo ogni giorno 2/3 estratti di frutta e verdura.

E poi? Pregherò affinchè Dio mi dia la forza di andare avanti e non ultimo sperare che le persone che mi circondano mi diano una pacca sulla spalla per un supporto e non che mi carichino di stress cercando in ogni modo di convincermi ad aiutarmi, perché non è di questo che necessito.

Con rispetto nei confronti di tutti.

Gian Luca

 

Gianluca Danise è venuto a mancare il 22 DICEMBRE 2015